Qualunque sia la forma che assume l’ansia, essa è spesso accompagnata da una sensazione, che in genere non fa parte del disturbo in se, ma ne è una conseguenza. Si tratta del senso di isolamento che dopo un pò accompagna chi soffre di ansia, sia che ci si rintani in casa per evitare tutte le situazioni temute, sia che si cerchi di condurre una vita apparentemente normale, non fosse altro che per non sentirsi guardato come “strano”. Quella di sentirsi non adeguato è un’esperienza comune in queste forme. Quella di temere il giudizio altrui è una spada di Damocle che ci affligge.
Colpa certo dei pregiudizi ancora ampiamenti diffusi verso tutto ciò che concerne il disagio psichico, ma a volte anche dalla difficoltà di far comprendere, anche a chi ci è più vicino, i nostri problemi.
Una difficoltà che ne genera altre, ma il punto è proprio questo: come può una persona che soffre di attacchi di panico con agorafobia spiegare che se rifiuta sistematicamente di uscire per andare a cena o al cinema, non è per antipatia o per cattivo carattere? Come può convincere che i suoi problemi non sono fisime o espressioni di “cattiva volontà”?
Uno strumento utile per superare questa situazione sono i gruppi di auto-aiuto, ossia gruppi auto-organizzati di persone che, soffrendo o avendo sofferto di queste forme, hanno scoperto che per guarire è importante condividere le esperienze. Questi gruppi prevedono la frequentazione di riunioni dove chi vuole racconta il modo in cui ha affrontato il problema. Negli ultimi anni si sono diffuse anche associazioni di sofferenti di disturbi d’ansia che hanno come punto di riferimento la Rete. La possibilità di leggere e inserirsi nei forum garantiti dall’anonimato, l’assenza di uno sguardo “fisico”, la possibilità di chiudere il collegamento con un clic e la colloquialità nei modi espressivi hanno infatti una notevole forza di rassicurazione.
Queste forme di contatto non possono ovviamente sostituire lo specialista, ma la frequantazione, dal vivo o virtuale, di problemi simili è già di per se un aiuto. Sia perchè si rompe l’isolamento capendo che è possibile comunicare i propri vissuti, sia perchè permette di imparare i piccoli trucchi di sopravvivenza di chi è già passato per lo stesso calvario.
A proposito vorrei presentarvi la mia famiglia:
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Tags: agorafobia, ansia, attacchi di panico, auto aiuto, condividere, disagio, disturbo, evitare, fobia, gruppi, Panico, rete




































13 Settembre, 2008 alle 08:37
Gran bella famiglia!!! Sicuramente la migliore famiglia sul web che un dappato o un ansioso possa desiderare
Confermo la grande validità dei gruppi di autoaiuto, sia online che reali. Dopo averli prima frequentati e poi condotti per qualche anno, le esperienze che ho toccato con mano sono state tutte pari o superiori all’efficacia della stessa psicoterapia.
Ovviamente bisogna anche scegliere bene il gruppo, perchè in giro ci sono tante persone poco serie e tanti avvoltoi. In genere è bene diffidare da qualunque gruppo chieda più di 20-25 euro all’anno come contributo associativo e tutti quei gruppi che sono a pagamento (anche se minimo) a seduta. Inoltre, un gruppo senza figure professionali (psicologi o psichiatri o altri “guru”) è un gruppo che di solito funziona mille volte meglio. Attenzione anche alle trappole nascoste: mi è capitato addirittura di veder pubblicizzato un gruppo “gratuito” dove però per accedere dovevi prima fare almeno sei mesi di psicoterapia con il terapista che dirigeva il gruppo… evitate come la peste questa gente!!!
Sicuramente un’esperienza in gruppo di autoaiuto è una cosa preziosa e utile a chiunque, di cui ci si porterà dietro un piacevolissimo ricordo per tutta la vita.